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IL NOSTRO TERRITORIO

 - Il Piaggione di Serravalle

Il Chianti è stato da sempre una regione a vocazione prevalentemente agricola. Furono probabilmente gli Etruschi che vi introdussero la coltura della vite: la loro indiscussa abilità agricola e la loro saggia concezione della vita gettarono le basi per le future popolazioni della regione. Notizie di ritrovamenti etruschi provengono un po' da tutta la zona e, d'altronde, la chiara etimologia etrusca di molti toponimi ci attesta come gli Etruschi abbiano a lungo abitato in questa zona e abbiano sfruttato abilmente il suolo, creando stabili insediamenti abitativi.


Il passaggio all'epoca romana è documentato al contrario con scarsi reperti: l'unico fatto di rilievo è la divisone amministrativa operata dai Romani tra i municipi di Fiesole, di Arezzo e in epoca augustea di Siena. Il periodo longobardo ci è noto per le lunghe contese tra i vescovi di Siena e di Arezzo per la spartizione del territorio: nel 715 ci provò il re Liutprando a risolvere il dissidio. All'Alto Medioevo si può quindi far risalire una sommaria divisione del territorio fra i feudatari e i religiosi delle grandi abbazie di Passignano, Montemurlo e Coltibuono, un'equilibrata spartizione tra potere temporale e spirituale. Nel X secolo il Chianti appariva diviso in vari feudi dai Marchesi di Toscana, che in quanto vicari imperiali ne avevano la giurisdizione. Il potere centrale era in quel periodo piuttosto debole e solo nel caso di grandi personalità, come il Marchese Ugo, si faceva sentire. Il più delle volte era il signore del luogo che dal suo castello governava come un sovrano assoluto il suo feudo. Ma non dobbiamo pensare a situazioni estreme: nel Medioevo non ci furono mai, come durante il periodo romano, rivolte di schiavi e contadini. Il feudo era organizzato come un sistema chiuso, una grande famiglia: i contadini dovevano cedere una parte del raccolto al signore, ma questo gli offriva protezione e riparo in caso di scorrerie e aggressioni dall'esterno. In questo periodo la regione si dissemina di una miriade di castelli, posti per la maggior parte su collinette in posizioni militarmente strategiche. Le famiglie della nobiltà longobarda e franca sono spesso rimaste proprietarie fino ai giorni nostri di grandi tenute che, con un pizzico di orgoglio snob, non hanno mai abbandonato, dedicandosi alla cura del territorio: profondamente legati alla loro terra, spesso si vedono girare tra i filari delle loro proprietà, più interessati al vino che ai salotti mondani.
Nella contesa tra Arezzo e Siena si inserì nel XII secolo anche Firenze che, cosciente della propria potenza economica e politica in continua ascesa, non vedeva di buon occhio la vicinanza di una pericolosa rivale quale Siena. Il Chianti divenne così il campo di battaglia fra le due città. La lotta per il possesso del Chianti si può dire conclusa all'inizio del Duecento: con la pace di Fonterutoli del 1201 e il Lodo di Poggibonsi di due anni dopo, la Repubblica Fiorentina si annesse tutto quel territorio che d'ora in poi sarà chiamato Chianti. Il confine fra le due repubbliche rimase quindi per secoli molto spostato a sud e si vennero a creare due linee forticate, una specie di cortina di ferro dell'epoca: da parte fiorentina era costituita dai castelli di Brolio, Cacchiano, Monteluco, Montecastelli, Montemarchi, Rentennano e Tornano che si fronteggiavano con quelli senesi di Aiola, Civitamura, Cerreto, Selvole e Sesta.


Nel 1250 nell'ambito del riassetto amministrativo dei suoi territori, la Repubblica Fiorentina costituì la Lega del Chianti, una specie di provincia, divisa in tre parti o Terzieri con a capo Radda, Castellina e Gaiole. Il Podestà risiedeva a Radda.
Per un secolo, a partire dalla metà del Quattrocento, il Chianti fu sconvolto da guerre e invasioni che coinvolsero tutta l'Italia. Nella penisola si erano formate due alleanze: da una parte c'erano il Papa, Napoli e i Visconti, dall'altra Firenze, Venezia e gli Sforza. Spronato dai Senesi che non vedevano altro che un'occasione per molestare Firenze, il re di Napoli Alfonso d'Aragona penetrò in Toscana: se la prima venuta, nel 1447, non aveva destato grandi preoccupazioni, la seconda del 1452 fu terribile. Nel Chianti il bestiame venne razziato, il raccolto depredato, i migliori uomini uccisi o fatti prigionieri. Nei 25 anni successivi la Repubblica Fiorentina si dedicò completamente alla ricostruzione del suo territorio. Nel 1478 Siena si alleò di nuovo col re di Napoli per scacciare i Medici da Firenze: l'esercito di Ferdinando d'Aragona dilagò in Toscana provocando nuove distruzioni. Nel 1529 Carlo V si era impegnato ad aiutare Papa Clemente VII a restaurare i Medici a Firenze e assediò la città che si era ridata ordinamenti repubblicani. Stretto tra l'esercito imperiale che si dava a saccheggi e scorrerie e gli odiati senesi, il Chianti venne completamente prostrato. Ma nel 1555 Firenze ebbe finalmente ragione dell'odiata rivale: con la caduta della Repubblica Senese e l'affermarsi del potere forte e pacificatore del ducato mediceo su tutto il territorio toscano, iniziò per il Chianti un lungo periodo di pace e di tranquillità. I suoi abitanti poterono finalmente dedicarsi completamente alla cura e alla valorizzazione del proprio territorio. Il Chianti cambiò progressivamente volto: i castelli persero la loro funzione e si trasformarono in grandi ed eleganti ville e fattorie. L'agricoltura si sviluppò appieno: è sintomatico che proprio a partire da quest'epoca cominciò a diffondersi la fama del suo più illustre prodotto.


Durante il Granducato mediceo e lorenese il sistema della mezzadria improntava i rapporti sociali e il paesaggio rurale. Nel 1716 Cosimo III individuò per la prima volta una zona di produzione vinicola di particolare pregio che, oltre a quelle storiche, comprendeva anche le terre di Castelnuovo Berardenga, Barberino Valdelsa, Tavarnelle e San Casciano. I granduchi lorenesi incoraggiarono sia lo sviluppo di tecniche agricole più moderne, sia il miglioramento delle condizioni dei contadini, premiando le fattorie che applicavano soluzioni sociali dettate dalle idee illuministiche. 
Ma è nella seconda metà del Novecento che la zona vive una straordinaria trasformazione: dal sistema poderale mezzadrile si passa velocemente all'organizzazione di vigneti specializzati e di grandi dimensioni, gestiti da moderne aziende che determinano il successo internazionale del Chianti. Le suggestioni della modernità spingono migliaia di contadini a trasferirsi in città e se i paesi chiantigiani non si spopolano è solo grazie all'arrivo di immigrati meridionali. Le vecchie vigne, le colture praticate all'epoca della mezzadria, scompaiono per lasciare il posto a vigneti dai filari geometrici predisposti per un'agricoltura meccanizzata. Una parallela trasformazione si verifica anche per le case coloniche: persa la loro funzione di abitazioni contadine, diventano o seconde case o agriturismi o nuove abitazioni per italiani e stranieri desiderosi di fuggire la caotica società urbana per stabilirsi in uno dei più bei paesaggi collinari italiani. Inglesi, tedeschi, svizzeri e olandesi acquistano case coloniche talvolta in rovina, le ristrutturano con gusto e raffinatezza e vi si stabiliscono. Pian piano cominciano anche a mettere mano alle vigne, tanto che oggi alcuni di loro sono diventati produttori di vini di ottima qualità. Da qui l'appellativo scherzoso di Chiantishire per una zona dove gli abitanti stranieri sono divenuti la maggioranza. Una maggioranza di aristocratici dello spirito, spesso intellettuali ed artisti, ma anche semplici pensionati di Francoforte e Rotterdam che possono levarsi lo sfizio di offrire a amici e parenti un bicchiere di vino di loro produzione, seduti ad ammirare un paesaggio ancora a misura d'uomo.

 

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GAIOLE IN CHIANTI

La storia di Gaiole in Chianti è strettamente legata alla sua posizione di nodo viario nelle comunicazioni tra il Chianti e ilValdarno superiore. Grazie a ciò divenne la sede del mercato dei vicini castelli.

Il suo primo ricordo si trova in una carta della Badia a Coltibuonorisalente al 1086 ed a quell'epoca gli abitanti dei vicini castelli diVertine, Montegrossi e San Donato in Perano iniziarono ad incontrarsi sul fondovalle, lungo il torrente Massellone per scambiarsi le merci; inizialmente il mercato era situato ai piedi del castello di Barbischio. Il mercato di Gaiole è citato in atti notarili fin dal 1215.

Nel XIV secolo Gaiole e la sua comunità entrarono a far parte della Lega del Chianti. Ancora nel XVIII secolo il mercato di Gaiole era un importante avvenimento per la zona come testimoniò nelle sue relazioni il granduca Pietro Leopoldo a seguito della visita fatta nel luglio 1773. Fino all'inizio del XIX secolo amministrativamente faceva parte della provincia di Firenze ma in epoca napoleonica, durante il Regno d'Etruria, venne inserito nel Dipartimento Senese e in provincia di Siena rimane tutt'ora. Per molti anni fu sindaco Bettino Ricasoli.

Nonostante tutto, al plebiscito del 1860 per l'annessone della Toscana alla Sardegna i "si" non ottennero la maggioranza degli aventi diritto, con un astensionismo da record, sintomo dell'opposizione all'annessione. 

Dopo la seconda guerra mondiale il territorio comunale fu investito dal fenomeno dello spopolamento delle campagne ma a partire dalla fine degli anni settanta le ex-case coloniche sono stare progressivamente restaurate e oggi sono sede di agriturismi, e il turismo enogastronomico è la principale fonte di ricchezza per il territorio

 
 
 
 

 

 

 
 

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RADDA IN CHIANTI

area intorno al capoluogo risulta abitata fin dal 2000 a.C., come dimostra l'area archeologica di Poggio la Croce dove sono emersi i resti di un antico villaggio e dove, nel corso degli scavi effettuati nell'ultimo decennio, sono stati riportati alla luce molti reperti. In seguito, anche se di questo sono emerse pochissime tracce, si può ipotizzare la presenza di un villaggio etrusco. Alla caduta dell'impero Romano, nel V secolo d.C. nella zona si erano già formati dei piccoli agglomerati di carattere rurale che esistono ancora oggi; questi borghi erano Castelvecchi, Monterinaldi, Volpaia e la stessa Radda.

Tra il IX e X secolo la zona di Radda vide la nascita della società feudale che comportò l'incastellamento dei villaggi. Il primo documento certo in cui si cita Radda è un diploma del 1002 in cui l'imperatore Ottone III confermava la donazione fatta dalla Contessa Willa in favore della Badia Fiorentina. La località Radda appare in molti documenti della Badia Fiorentina fino al XII secolo. In un documento della Badia a Coltibuono del 1041 viene riportato Ramda judicaria fiorentina et fesulana.

In data 25 maggio 1191 l' imperatore Enrico VI concede il castello di Radda e la sua corte in feudo ai Conti Guidi, lo stesso feudo venne nuovamente confermato dall'imperatore Federico II, anche se già nel XIII secolo il territorio raddese risulta dipendente da Firenze. Il castello venne saccheggiato dai Senesi in una scorreria nel 1230 mentre nel1268 fu occupato, insieme ad altre località chiantigiane dalle truppe francesi guidate da Carlo d'Angiò. Una nuova occupazione e un nuovo pesante saccheggio Radda lo subì durante la seconda invasione aragonese nel 1478.

Amministrativamente Radda era il capoluogo della Lega del Chianti, comprendente i terzieri di Radda, Gaiole eCastellina. Dalla fine del XIII secolo divenne sede di un podestà nominato dai fiorentini e nello statuto comunale del1415 Radda venne confermata quale capoluogo della Lega. Tra i podestà di Radda è da segnalare Francesco Ferrucci.

Nel XVII secolo, terminati ormai i conflitti i castelli si trasformarono in ville signorili nelle quali i proprietari si dedicavano alla produzione di vino. Radda in Chianti venne visitata nel 1773 dal Granduca Pietro Leopoldo che la trovò lontana da tutto. Come conseguenza della visita vennero migliorate le strade ma il territorio di Radda rimase sempre povero e isolato. L'affezione alla dinastia Asborgo-Lorenese rimase comunque forte ancora per molto, se si considera il fatto che al plebiscito del 1860 per l'annessione della Toscana alla Sardegna, Radda votò chiaramente contro (281 si su 581 votanti, su 879 aventi diritto[3]).

Tale situazione toccò il culmine negli anni cinquanta quando lo spopolamento delle campagne, fenomeno comune a molte zone del Chianti, toccò l'apice. Negli anni settanta iniziò la riscoperta di questi luoghi e lentamente tutti i castelli, le ville e i singoli casolari sono stati restaurati e vi sono stati impiantati agriturismi e aziende agricole.

 

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CASTELLINA IN CHIANTI

tumulo di Montecalvario, una tomba etrusca posta nei pressi dell'abitato e datata VII-VI secolo a.C. e la Necropoli del Poggino, posta nei pressi di Fonterutoli, attestano la presenza degli etruschi nella zona. Stando alle campagne di scavo effettuate a partire dagli anni ottantanella zona di Castellina era certa la presenza di un centro abitato di notevole dimensione; centro abitato che doveva essere situato il località Salingolpe, a poche centinaia di metri dall'odierna Castellina.

Maggiori sono le testimonianze di epoca medievale. I primi documenti certi risalgono all'XI secolo quando la zona era un feudo dei nobili del Castello del Trebbio, una famiglia imparentata con i conti Guidi. Nel XII secolo Castellina passò sotto l'influenza di Firenze e nel 1193 venne siglato un accordo tra i signori del Trebbio e Firenze nel quel venne concesso ai fiorentini di presidiare militarmente i castelli del Trebbio e di Castiglione (l'attuale Castellina). Dopo il Lodo di Poggibonsi del 1203, atto in cui vengono sanciti i confini chiantigiani tra Firenze e Siena, Castellina si trovò a essere una degli avamposti fiorentini più importanti visto che era posta sulla strada più diretta che metteva in comunicazione le due città rivali.

Nel XIV secolo Castellina diventa uno dei capisaldi della Lega del Chianti, tanto da essere a capo di uno dei terzieri in cui era divisa. IlTerziere di Castellina amministrava la parte del Chianti che digrada verso la Valdelsa. Nel 1397 fu saccheggiata e interamente bruciata dalla truppe del Duca di Milano Gian Galeazzo Visconti comandate da Alberico da Barbiano. Nel 1400 fu deciso di fortificare Castellina, e nell'elenco delle riformagioni conservato presso l'Archivio di Stato di Firenze si trova scritto

« in loco qui dicitur la Castellina fiat fortilitia »

I lavori però dovettero procedere a rilento tanto che nel 1430 gli operai dell'Opera del Duomo furono incaricati di fortificare Castellina insieme aStaggia Senese e Rencine; a stabilire il tipo di interventi necessari e a fare una stima dei costi fu inviato Filippo Brunelleschi. Nel 1452 le mura di Castellina subirono l'assalto delle truppe aragonesi ma resistettero. Molto diversamente le cose andarono nel 1478 durante laseconda invasione aragonese del Chianti quando Castellina venne conquistata dalla truppe senesi e napoletane. In quell'occasione la difesa di Castellina venne diretta personalmente da Giuliano da Sangallo mentre a comandare gli assedianti c'era Francesco di Giorgio Martini. L'occupazione senese durò fino al 1483 quando venne ripresa dai fiorentini.

Nel 1774 con la riforma amministrativa del Granduca Pietro Leopoldo, Castellina diviene sede di Comunità dal quale deriverà l'attuale comune

 

 

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